RIPROVO CON GIMP

giulia CULLA

 

Uuhaooo !!!

Ho riletto le istruzioni di Claude e con calma, dopo due giorni di febbre…mi sono rimessa alla prova, non è un grande prodotto lo so, ma intanto ho scoperto che il livello con “trasparenza” non è facilmente esportabile, perciò ho provato un’altra possibilità.

Ora vorrei provare a mettere un testo su questo livello…

Una piccola soddisfazione…

MEMORIA DI UN LINK

 Un link per:

 resistere alla “comodità che uccide l’intelligenza”;

scorrere le pagine di un libro digitale;

saltare da un capitolo ad un altro… a piacere;

leggere e meditare in libertà …come fosse  un romanzo,  alla Pennac;

scegliere e scartare;

non dimenticare  esperienze, processi, prodotti, codici, sistemi, teorie,

ma,  soprattutto  persone;

la  loro intelligenza messa in azione;

la loro umanità profusa nei post;

la  conoscenza  tradotta in bene comune da dividere e condividere.

http://iamarf.org/pagine-utili-per-il-laboratorio-loptis/indice-ragionato-loptis/

ESPERIMENTI CON GIMP

Immagine

Un programma molto eclettico, ma anche complesso,

mi sembra di poter dire che contiene in sé PAINT e FOTOSHOP,

mi sono messa a “giocarci” e devo dire che le ore sono trascorse in velocità.

Non ho ottenuto un granchè, ma è questione di applicazione, tempo e poi pian piano, come è avvenuto per altri programmi, si svelano i meccanismi.  I livelli sono uno strumento sofisticato,  potente, ancora ho capito poco…

Anche la procedura per salvare non è immediata.

Ho usato l’immagine di un disegno, che ancora conservo, posto sulla culla di mia figlia neonata in  ospedale.

L’ho utilizzato in occasione dei suoi venti anni e così ho provato a giocarci.

Sono riuscita a inserire un livello in cui i colori diventano trasparenti, ma non riesco a riportarlo nel blog.

Ho salvato in JPG, ma fuori dal programma perde “l’animazione”…

Riproverò

E’ morto Mario Lodi, scrittore e pedagogista, amico della scuola pubblica

UnLA LETTERA DI MARIO LODI AGLI INSEGNANTI
21 settembre 2010

Care maestre e cari maestri,

mi è capitato spesso, in questo periodo, di ricevere lettere o telefonate da qualcuno di voi. La domanda che mi viene rivolta con maggiore insistenza è: “Come facciamo a insegnare, in tempi come questi?”. I sottintesi alla domanda sono molti: il ritorno del “maestro unico”; classi sempre più affollate; bambini e bambine che provengono da altre culture e lingue e non sanno l’italiano etc.
Anch’io, come voi, soprattutto nei primi anni della mia attività di maestro, mi ponevo interrogativi analoghi. Ho cominciato ad insegnare subito dopo la guerra. Le classi erano molto numerose. Capitava anche di avere bambini e bambine di età diverse.
Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto con qualche provvedimento d’imperio. I vecchi contadini delle mie parti dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori.
Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: NON SENTITEVI MAI DA SOLE E DA SOLI! Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere nonostante tutto al centro del vostro lavoro e che, vedrete, non finiranno mai di sorprendervi. Poi ci sono altre e altri che, come voi, si stanno chiedendo in giro per l’Italia quale sia ancora il senso di questo bellissimo mestiere. Capitò così anche a me, anche a noi. Cercammo colleghe e colleghi che si ponessero le nostre stesse domande e fu così che incontrammo Giuseppe Tamagnini, Giovanna Legatti, Bruno Ciari e altre e altri con i quali costruimmo il Movimento di Cooperazione Educativa. Poi ci sono anche i genitori e le zie e i nonni dei vostri alunni e delle vostre alunne, che possono darvi una mano, se saprete, anche insieme a loro, rendere la scuola un luogo accogliente e bello, in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e restare assieme ad altri.
Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro.
Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso venga riconosciuto per quel moltissimo che vale.

Un abbraccio grande. Mario Lodi

(TESTO inviatomi da un’amica)

…Una sorta di racconto 2

La prima parte delle  mie riflessioni sulle ” passioni”  che ho scoperto in questo laboratorio ( lasciatemi aprire una parentesi sul termine passione, vocabolo molto complesso, non l’ho scelto a caso. Tra le diverse sfumature, e sono molte, che questo termine racchiude,  wikipedia  insegna, in questo contesto per me passione ha valore di partecipazione, interesse intenso,trasporto, slancio),  si completa  con questa seconda parte che ho elaborato attraverso un semplicissimo video.

L’idea è nata dall’indice ragionato del prof.Formiconi,  la “lampadina si è immediatamente accesa”:

INDICE RAGIONATO= RIORDINO DEL MIO PERCORSO in termini di passioni e autovalutazione degli apprendimenti personali.

Alla mia età, se si è capaci di leggere la realtà, se si è onesti prima con  se stessi che con gli altri, viene facile riconoscere quello che “ancora non so”, ecco perché ho scelto di comunicare, attraverso un semplicissimo video anche queste riflessioni.  Nella fine di qualcosa  c’è, spesso, l’inizio di qualcosa d’altro, in questo senso vivo quest’esperienza del laboratorio di Editing. Segue il link del video, che ho realizzato in solitudine, l’artefice della collocazione ne web è mio figlio, io non mi sono in tal senso sperimentata solo pe runa questioni di tempi, Kant incombe , non perché non creda di poterlo fare in futuro con calma!

 

“…una sorta di racconto” 1

QUELLO CHE MI HA APPASSIONATO

DEL LABORATORIO

iamarf

 

Varietà di Software

Neppure sapevo che esistesse una differenza tra Software libero e Software open source, pensavo indicassero la stessa cosa e invece c’è un abisso intenzionale ed ideologico, in senso positivo del termine, la differenza sta  nel ricercare tra comunicazione e uso dello strumento un nesso di carattere etico,  il  suo omologo non si fa problemi di etica, diciamo che è funzionale al sistema, “sta al gioco”, senza chiedersi troppi perché.

 L’etica hacker: “Gioco. Idee. Ribellione. Competenze. Creatività. Curiosità. Volontà. E necessità di pensare fuori dagli schemi” mi sembrano termini appropriati per un manifesto che dichiari gli obiettivi di una formazione permanente che voglia andare oltre, non nego che lo studio sulla filosofia della conoscenza  di Kant un po’ m’invoglia a dire “plus ultra”, oltre le colonne d’Ercole verso ciò che ancora no si sa e con metodi  tutti da sperimentare!Gli hacker: la mia ignoranza, e/o una pessima informazione mi hanno sempre indotta verso una valenza negativa del termine  haker a cui ora guardo con curiosità.

 Il motore di ricerca  duckduckgo.com

 Ovviamente ne ignoravo l’esistenza, ho provato a parlarne a colleghe che confronto a me sono “tecnologicamente “ più competenti, ma ho visto che, in tal senso, avevamo in comune la stessa “ignoranza”. Mi piace l’idea che quella s finale di https  indichi protezione della  privacy, sicurezza…Ora uso spessissimo duckduckgo.com.  A proposito di privacy, la lettura di “Scroogled” è stata inquietante…“Google controlla le vostre mail, i vostri video, il vostro calendario, le vostre ricerche… e se controllassero la vostra vita?” di Cory Doctorow 

Su di voi non sappiamo  abbastanza.” Eric Schmidt, CEO di Google

 “Datemi due righe scritte dall’uomo più onesto, e io vi troverò di che impiccarlo” Cardinale RichelieNuovi sistemi di comunicazione  che nascondono  vecchi metodi di controllo della vita privata, strumenti  che ci appaiono allettanti, innocui, invece nascondono percorsi legalizzati per ”spiare “   un po’  “La vita degli altri” ( il titolo di un bel film, sul controllo della privacy dei dissidenti nella Germania dell’  est), un sistema del tutto “democratico” , in cui solo la consapevolezza può fare la differenza e generare la tutela. Tutto questo senza diventare paranoici, semplicemente più attenti!

 La rivoluzione digitale di Adriano Olivetti

Affascinante la personalità di quest’ uomo che appare come un “visionario”, l’espressione non è mia, ma proprio poco tempo fa, per caso, in una trasmissione che si occupa di libri, ho sentito  un nipote di Olivetti parlare così di suo nonno, come di un uomo capace di vedere ciò che gli altri non erano i in grado di vedere: un calcolatore che nascondeva il sé quello che poi gli Americani avrebbero trasformato in computer.

L’esempio di Olivetti come persona che immagina un futuro nuovo, positivo, la sua idea  di persona come  soggetto che non teme  gli imprevisti, il nuovo, il rischio, bene si coniuga con i giovani che creano progetti nuovi in cui il digitale e l’analogico trovano una sintesi .Perché mi ha appassionato questo post?

Per quello che ho”voluto” leggerci :

i semi buoni germogliano sempre, si tratta di riconoscere tali germogli e di prendersene cura, una cosa che possiamo fare tutti, nel proprio ambito”. Un concetto che anche lo scorso anno, nella “Comunicazione Generativa” del professor Toschi, più volte ho trovato disseminato in tutti i capitoli, decidiamo cosa vogliamo essere e di quale responsabilità vogliamo farci carico.

Nella mia vita professionale voglio farmi carico dei miei piccoli germogli, ognuno di loro è “la mia rosa”( Piccolo Principe). Tutto ciò non ha nulla a che fare col senso materno ( che ho esercitato ed esercito ancora bellamente sui miei figli), bensì ha a che con il come voglio essere la loro insegnante, una maestra che cerca con persistenza di dare loro tutte le opportunità possibili per sperimentare i loro talenti, io ci credo e non mi fermo davanti alle difficoltà, provo, cerco, sperimento. Ovviamente questo vale anche nella vita privata e in quella di cittadina.

Non è un po’ “olivettiano” questo atteggiamento?

 

Scrivere insieme

Wiki:

Mi sono sempre chiesta come funzionasse questo strumento di collaborazione, l’esperienza del laboratorio, che io ho vissuto soprattutto da fruitore, leggendo, cercando di capire quel che accadeva pian piano, provando poi anche ad entrarci  mettendo “ le mani in pasta”, creando addirittura “sussulti”( me ne dispiaccio) , ma riprovando con testardaggine, chiedendo aiuto al prof. Questa esperienza  da una parte ha confermato l’idea che avevo di uno strumento di grande potenzialità, una specie di cooperativ learningh  in cui l’obiettivo comune  genera ruoli e desiderio di un “compito” ben fatto, dall’altra mi sono resa conto che non ci si improvvisa, qui la competenza è condizione “sine qua non”.

Mi è piaciuta molto l’esperienza, lo strumento, le modalità… una bella esperienza.

 

Testimonianze di pratiche tecnologiche

Uno spazio in cui condividere esperienze, ma non solo… leggendo le descrizioni delle attività intraprese nelle singole scuole ne esce uno spaccato di questa nostra scuola italiana, mi verrebbe da dire di questo nostro Paese, in cui realtà  tecnologiche ancora a livello iniziale,per es. la mia, si alternano ad altre avanzate. Il  positivo di questo spazio di condivisione è stato mettere in comune, svelarsi, non è così scontato nella scuola!Questa proposta  di lavoro mi ha dato la possibilità cogliere la voglia diffusa  di fare sempre e comunque, con molto o con poco, questo è un atteggiamento mentale che  fa la differenza tra la giusta indignazione  nei confronti di quello che non c’è e sarebbe un diritto per gli studenti e la lamentela perenne,  come alibi alla mancanza di qualsiasi pratica tecnologica!

 

 Lavagne digitali low-cost

Per me quasi un sogno, ma che bello sapere che sono possibili!

  “La  visione delle competenze tecnologiche”

Ultima in elenco, ma non nel mio percorso formativo in questo laboratorio.

Esse “ si inquadrano in un atto formativo di natura umanistica. Le competenze devono sempre essere tese alla valorizzazione e alla crescita dell’uomo, devono essere collocate in un paesaggio etico ben definito, devono essere sostenibili nel tempo e autorigeneranti”.

Ho voluto riportare le parole del professor Formiconi perché  esprimono in modo perfetto quello che per me è stato lo sfondo fondamentale di questo laboratorio, che pur nella sua specificità tecnica, o tecnologica(?!),  non ha mai dimenticato l’uomo, non solo in riferimento allo studente che segue, prova, si deprime, si esalta, intendo l’uomo che in tutta la sua  umanità fatta di cultura, scienza, filosofia, psicologia, arte, tutto quello che  ci ha condotti fino a questa tecnologia, alle sue meraviglie e alle sue aberrazioni.

Questo “contenitore” culturale, umano mi ha sostenuto nella consapevolezza che le mie competenze tecnologiche hanno bisogno ancora di molto esercizio, che molto non so, che molto mi richiede fatica,  ma anche che ho una grande voglia di provare e sperimentare, che mi prenderò il tempo per approfondire meglio strumenti e tecniche soprattutto in rapporto a quello che posso fare con le mie “rose”, gli alunni che mi sono stati affidati e verso i quali sento grande la responsabilità di dare loro quelle competenze di base che possono contribuire a rendere migliore il loro futuro, è un principio etico, ma per me, anche democratico.